martedì 26 aprile 2011

Il momento giusto


Finalmente, dopo quasi 23 mesi di vita e varie esitazioni è arrivato il momento giusto per smettere di allattare.
Prima che il mio bimbo nascesse pensavo che avrei allattato (potendo) solo per i primi 9 mesi, poi visto che il latte vaccino era consigliato a partire dai 12 mesi ho pensato di staccarlo intorno all’anno.
Ma tutte queste belle intenzioni sono state sempre rimandate causa inizio del nido e nuova routine, causa malattia che lo rendeva inappetente e si nutriva solo di latte… ma soprattutto con il senno di poi mi rendo conto che erano tutte scuse perché a non essere pronta ero io e non lui.
Per la prima volta questo weekend attaccarlo al seno mi è sembrata una fatica, come se mi sentissi togliere le forze insieme al latte e ho capito che sebbene il latte ci sia ancora  non riesco più a sostenere (almeno come una volta) l’impegno dell’allattamento che in quasi due anni mai mi sarei immaginata di etichettare come sforzo.
E così ho staccato il mio bimbo che ovviamente si è messo a piangere disperato e non appena ha rallentato un po’ il pianto gli ho spiegato che mamma non ce la fa più, che ormai lui è grande e deve imparare a fare a meno del latte, mentre l’amore e le coccole della mamma restano sempre uguali.
Lui mi ha guardato un po’ tra gli ultimi singhiozzi e poi si è addormentato beato.
Se durante il giorno comunque il latte non me lo richiedeva più, le prime due notti sono state abbastanza impegnative, per fortuna che ho avuto l’aiuto di mio marito che se si è fatto carico di trovargli delle alternative e senza il quale sarebbe stato molto più difficile staccarlo.
Vedo che ora sta prendendo bene la cosa e la nuova situazione e ancora una volta mi stupisco delle meravigliose capacità dei bambini che purtroppo crescendo perdiamo. Mi rendo conto che per loro è molto più semplice abbandonare un’abitudine (per quanto radicata) semplicemente capendo che ormai la mamma ha deciso o meglio si è arresa all’evidenza che il momento è arrivato.

mercoledì 13 aprile 2011

Un esercizio di “Accettazione”

Qualche giorno fa, di fronte ad una conoscente incinta della seconda bimba, mi sono scoperta invidiosa, sia della seconda “pancia” che del fatto che stesse aspettando una femminuccia.
Devo ammettere che prima di restare incinta mi immaginavo (e auguravo) di avere una bambina e quando ho scoperto di aspettare un maschietto sono rimasta un po’ delusa… un po’ delusa come mi è successo al momento del parto in cui sono stata costretta al cesareo invece del parto naturale.
Per questi motivi, dentro di me coltivavo il desiderio di una seconda gravidanza, quasi per avere una seconda possibilità di riuscire a realizzare quello che in un certo senso mi ero prefissata.
L’aver sentito questa sensazione di invidia mi ha fatto riflettere.
Questa sensazione è emersa perché probabilmente dentro di me non ho accettato completamente come sono andate le cose e il pensiero seguente è stato che forse, le cose sono andate diversamente da quanto mi aspettassi proprio per insegnarmi ad accettare.
Finora devo dire che sono stata molto fortunata in tutti i campi della mia vita e sono sempre riuscita a raggiungere i miei obiettivi, da un lato è bello vedere che con l’impegno e la concentrazione si raggiungono le proprie mete, dall’altro però questo mi ha portato a pensare che tutto nella vita potesse essere in qualche modo programmato.
La gravidanza e la maternità però sfuggono a questa logica.
Per quanto possano essere programmate (e non è stato il mio caso) e monitorate c’è sempre qualcosa che sfugge per cui si rivela sempre un momento importante di attesa (come detto in un post precedente) e di accettazione.
Del resto guardando alle cose importanti, cesareo o naturale, ciò che conta è che il mio bimbo sia nato senza problemi, maschio o femmina che è sano e che sicuramente lo amo nello stesso modo in cui avrei amato una bambina. Sembrano le solite frasi scontate ma oltre a me, quante volte anch’io ho sentito di coppie che cercavano il maschio o la femmina.
Non che ci sia nulla di male in ciò, è solo importante ogni tanto di fronte a queste emozioni fermarsi a riflettere sul loro significato: non accettiamo la casualità, vorremmo un maschio/femmina per in un certo senso riparare a quello che non ci piaceva da “figli” nel rapporto con i nostri genitori,...
Inoltre il fatto di non accettare in un certo senso toglie valore ai momenti della nostra vita. Più accettiamo quello che ci succede più  valore riconosciamo alla nostra esistenza, più lo rinneghiamo e meno preziosa ci sembra la nostra vita.
Anche in questo caso è possibile imparare molte cose di noi stessi che difficilmente avremmo occasione di notare e anche per questo la maternità è un’occasione speciale per la nostra crescita interiore.